I talenti che Milano deve imparare a valorizzare

Milano oggi è ad un bivio e dobbiamo tutti esserne consapevoli.  La città ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per resistere durante i lunghi anni della crisi ed è oggi tra le poche aree urbane italiane in grado di tornare a trainare il Paese. In questi anni, lo abbiamo già detto più volte, Milano è rifiorita sotto molti aspetti. Il 2015 in particolare ha svelato all’Italia e al mondo quanto alto ancora sia il prestigio di cui godiamo.  Gli stessi milanesi hanno riscoperto un attaccamento non scontato per la propria città. Milano è oggi una città di cui si può finalmente essere orgogliosi, perché ci si vive bene.

Abbiamo di fronte a noi due strade: possiamo decidere di continuare in questo percorso di miglioramento ed ambire ad essere una delle città più attrattive in Europa e nel mondo, accettando di prendere parte ad una competizione a livello globale. O possiamo richiuderci in noi stessi e dirci che tutto sommato ci va bene così,  perché proprio così male non stiamo.

Personalmente, credo che l’alternativa non si ponga. Perché in un mondo che corre e cambia ad una velocità mai vista prima, scegliere di stare fermi vuol dire scegliere di regredire. E noi non ce lo possiamo permettere.

Partiamo dai più giovani: in provincia di Milano il tasso di disoccupazione per gli under 30 è cresciuto pericolosamente negli anni della crisi economica, passando dal 13,6% del 2009 al 21,6% del 2014.  Stiamo parlando di quasi 60 mila giovani milanesi a cui la città non sta offrendo un futuro. A cui si devono aggiungere altre decine di migliaia di ragazzi e ragazze che un lavoro hanno smesso di cercarlo. O l’hanno cercato all’estero emigrando.

Decine di migliaia di giovani adulti che sono costretti a posticipare un percorso di autonomia e indipendenza. E che saranno doppiamente penalizzati in futuro. Ritardando il loro ingresso sul mercato del lavoro vedranno le loro retribuzioni crescere più lentamente e si ritroveranno con delle pensioni che difficilmente potremo definire dignitose.

Stiamo letteralmente sprecando quella che è la nostra risorsa più importante, linfa vitale per la nostra economia. Per garantire un futuro equilibrato alla nostra società in costante invecchiamento abbiamo infatti bisogno di fare due cose: generare opportunità per quei giovani italiani a cui rischiamo di togliere la speranza di una vita serena ed attirare ed accogliere altrettanti giovani stranieri, per controbilanciare il calo delle nascite.

Per questo motivo, dal mio punto di vista, dobbiamo necessariamente impegnarci per fare in modo che Milano vinca le sfide dell’innovazione, dell’internazionalizzazione e della crescita. Non solo e non tanto per il gusto di vivere in una città cosmopolita. Ma per garantire un futuro ai nostri figli.

La fortuna che abbiamo è che per invertire questa tendenza dobbiamo solo convincerci ad investire sui giovani talenti di cui Milano è ricca. Che sono una risorsa straordinaria perché almeno virtualmente sarebbero in grado di porre rimedio alle principali criticità del nostro sistema imprenditoriale, grazie al loro saper fare, alla loro familiarità con le nuove tecnologie, alla loro propensione a viaggiare ed imparare le lingue, alla capacità di coniugare in maniera naturale innovazione, cultura e lavoro, collaborazione ed inclusione. Una generazione di italiani che spesso non chiede lavoro, ma le condizioni per potersi inventare nuovi lavori.

Milano su questo fronte ha già fatto molto. Ma se vogliamo davvero riuscire ad estendere le opportunità che la città genera dobbiamo impegnarci a fare ancora di più. Ponendoci l’obiettivo di abilitare con forza l’ingresso di questi soggetti al centro della scena sociale, culturale ed economica della città. Con particolare attenzione per le giovani donne, che hanno il diritto di poter pensare di essere allo stesso tempo madri e lavoratrici.

Giuseppe Sala

Per contribuire all’elaborazione del programma contattaci a partire da questa pagina del sito della campagna Noi, Milano —> http://www.beppesala.it/programma/